Domenica 28 ottobre 2018
in 120 città dell'olio italiane

Bitetto (BA)



 

L’olivicoltura ha un ruolo fondamentale nell’economia di Bitetto. Ne ha caratterizzato la storia, i costumi e il paesaggio. Già nota per le sue ottime olive dolci da tavola, Bitetto è una prospera cittadina della Terra di Bari che ha la sua maggiore rendita economica proprio nella storica produzione dell’olio extravergine d’oliva. Diversi sono, difatti, i documenti d’età medievale che citano proprietà rurali con un numero considerevole di piante di olivo e la presenza cospicua di frantoi, detti trappeti, presenti in gran numero dentro e fuori le mura del suggestivo Centro antico, un tempo città vescovile. Da queste fonti, si è a conoscenza della particolare importanza che, in tempi addietro, ricopriva soprattutto una contrada denominata “Bavotta”, compresa nel vasto territorio a nord-ovest di Bitetto, ad limine con la campagna settentrionale di Bitonto e rasentata dalla Camminata tra gli Olivi. Proprio in questa zona, in passato, si concentrava buona parte della proprietà ecclesiastica (ancora oggi, esiste il toponimo “dell’Abbazia”), estesa per lo più agli Ordini monastico-cavallereschi, stabilitisi nelle maggiori città o nei maggiori centri produttivi della Puglia, in relazione alle spedizioni crociate. Le vie percorse dai Crociati erano naturalmente anche le vie dei pellegrini, veicoli anch’essi di dinamicità nell’economia medievale e non solo. Oggi, di questi cavalieri e pellegrini viandanti restano interessanti epigrafi e … suggestive leggende.

Il nostro percorso, partendo dal nuovo frantoio della famiglia Fazio, frantoiani da diverse generazioni e attraversando antiche contrade rurali, spesso, s’imbatterà in icone sacre scrostate o cappelle votive abbandonate proprio in prossimità dei principali assi viari, segno del periodico passaggio di devoti. Un esempio significativo, di questo fenomeno relativo a Bitetto, è un interessante edificio conosciuto come “Torre di Luzio” prospiciente la vecchia via Noino (verso via Bitritto), una parallela interna alla via Traiana, suggestiva strada rurale inserita nella nostra Camminata. In un documento del 1105, Bitetto viene già indicata come “Universitas”, cioè una città con una sua precisa identità politica e amministrativa. E’ questo il segno della presenza di un ricco ceto medio che ha creato la propria ascesa sociale sulla disponibilità di una cospicua proprietà terriera. Il ruolo di questa “borghesia” crebbe tra XIV e XV secolo, sino a competere con la classe feudale nella “gestione” della città. Quest’ultima, comunque, volle lasciare testimonianza del proprio potere con la costruzione nel XVIII secolo del Palazzo fortificato dei baroni Noya, raro esempio di architettura vanvitelliana in Terra di Bari. Il Palazzo baronale ci appare all’improvviso, maestoso, mentre, da via Noino, camminiamo con passo sostenuto verso la Città antica, per entrarvi attraverso la seicentesca Porta Piscina. 

 Il centro urbano medievale è il risultato di un’intensa attività edilizia dal notevole valore storico-artistico che vede le sue più importanti testimonianze nella Cattedrale trecentesca con il suo splendido portale in stile tardo-gotico, nella chiesa di santa Maria La Veterana con il suo pregevole ciclo di affreschi quattrocenteschi di Scuola giottesca e nella raffinata dimora duecentesca della Casa-torre dei Cavalieri di Malta detta dei Templari. 

Nel Quattrocento Bitetto divenne feudo di Giovanni Antonio del Balzo-Orsini che lo donò alla figlia Caterina e al marito Giulio Antonio Acquaviva. Quest’ultimi lo lasciarono in eredità ad Andrea Matteo Acquaviva, barone di Bitetto che partecipò alla famosa Congiura contro il re di Napoli nel 1485. La leggenda narra che fu l’unico feudatario ad avere salva la vita grazie all’intercessione del Beato Giacomo Varingez, frate della Comunità francescana presso la quale, ancora oggi, si conserva il suo corpo miracolosamente intatto e meta di pellegrinaggio per i tanti prodigi testimoniati. Nelle mura urbane superstiti è inserita la principale porta urbica: Porta Baresana detta “Porta Piscina”, imponente ingresso nord-orientale alla vecchia città. Da qui cui si apre la principale arteria stradale lastricata della città medievale, ossia Via Porta Piscina, che collega l’antica Porta della Città alla Cattedrale. I toponimi della porta e della strada omonima derivano dall’esistenza nell’immediato suburbio extra moenia di alcune cisterne sotterranee, utilizzate per la raccolta delle acque piovane, alle quali si abbeveravano gli animali da soma prima di avviarsi versi i campi per i lavori agricoli.  Dopo aver attraversato, quasi saltellando, la lastricata Via Piscina si giunge nell’accogliente Piazza della Cattedrale dove ci rapisce lo sguardo l’originale edificio medievale del Sedile. Il Palazzo del Sedile costituisce il primo tentativo di dotare la città di un luogo simbolico della vita civica: punto di riferimento per l’Universitas in materia amministrativa, giuridica ed economica. La struttura originaria consisteva soltanto nel corpo di fabbrica a pianoterra, caratterizzato da tre grandi fornici gotici aperti sull’agorà. Dal Medioevo sino all’Unità d’Italia nell’edificio erano depositate le locali unità di misura e sotto il suo portico venivano indette le aste pubbliche durante le fiere annuali. Nel XVIII secolo l’edificio fu sopraelevato con l’innalzamento del primo piano con la torre campanaria a vela e l’ubicazione della meridiana, trasformata successivamente in un orologio meccanico. La tradizione orale riferisce che la sede venne adibita a luogo per la pubblica gogna, vista la presenza di un mascherone leonino che, oggi, sembra sbeffeggiare i passanti curiosi. Ormai, siamo nel cuore della città medievale che, gelosamente, cela nei suoi sotterranei i frantoi ipogei più antichi tra cui visitiamo il duecentesco frantoio della famiglia Somma, restaurato di recente. Ci siamo lasciati alle spalle la campagna di olivi a nord-est che appare come un mare verde – argento sul quale soffia la leggera brezza autunnale. Proseguiamo verso la periferia meridionale, passando davanti all’antichissimo santuario dei bambini: santa Maria La Veterana. Una vecchia leggenda narra che in questo santuario si portavano i bimbi affetti da varicella affinchè guarissero e li si facesse passare anche sotto uno strano sgabello in ferro con punte acuminate per esorcizzare il male. Concludiamo la nostra passeggiata, raggiungendo il frantoio della famiglia Rutigliano. Siamo in aperta campagna: l’ideale per una raccolta improvvisata delle prime olive e per gustare la fragrante focaccia appena sfornata con le squisite olive dolci fritte in padella con il pomodorino.

La Camminata si trasforma in una gioiosa festa campestre.  La superficie olivicola di Bitetto si può quantificare intorno al 70% dell’intera superficie agricola. Sono presenti sia cultivar da olio che da mensa. Le cultivar da olio più presenti sono la “Cima di Bitonto” o “Ogliarola” e la “Coratina”. A Bitetto si coltiva una particolare oliva da mensa, una cultivar di oliva dolce denominata “Termite di Bitetto” oppure “Mele di Bitetto. E’ una cultivar originaria e autoctona del nostro Comune. Nel nostro agro sono presenti degli esemplari di piante secolari e la cultivar di Bitetto viene citata in vecchie pubblicazioni, dei primi del Novecento, da parte di prestigiosi studiosi dell’ olivicoltura della provincia di Bari. Oggi la superficie interessata a olivicoltura a Bitetto è stimata intorno a 250 Ha. Il nostro percorso ludico-motorio tra gli Olivi sarà accompagnato da guide esperte e agronomi e sarà così articolato.

La Camminata tra gli Olivi a Bitetto vede la partecipazione di tutte le Classi della Scuola Primaria dell’I.C. “C. Cianciotta – G. Modugno”, delle numerose famiglie, delle Associazioni di Volontariato e dei tanti cittadini e turisti che si sono prenotati per la passeggiata campestre e per la colazione con pane e olio nei frantoi visitati lungo il percorso tra le 9:00 e le 12:00. 

Intento dell’iniziativa è offrire un’ulteriore opportunità di sensibilizzazione sull’importanza della produzione olivicola di qualità. Insegnare ai bambini il valore del lavoro agricolo, che va dalla cura degli ulivi alla raccolta delle olive e alla loro successiva molitura a freddo, significa formare dei cittadini che domani sapranno scegliere prodotti agroalimentari salutari nel rispetto consapevole dell’ambiente. Qualità e sostenibilità, salute e cultura rappresentano i cardini di un nuovo stile di vita che ristabilisce un legame profondo e armonioso tra i cittadini, il proprio territorio e i suoi ospiti. 

Luogo di partenza

Frantoio Oleario Antonio Fazio

Visita guidata con dimostrazione di molitura e Colazione con Pane e Olio

Via rurale Torre di Luzio, Via rurale Noino, Antica Porta Piscina, 

Via 24 Maggio, Piazza del Popolo, Piazza A. Moro, Corso G. Garibaldi, Oleificio Coop., Circonvallazione sud.

Luogo di Arrivo: Frantoio Oleario Quoliter

Simulazione della raccolta delle olive

Festa campestre.

L’organizzazione è a cura degli Assessorati alle Politiche agricole e al Turismo, alla Pubblica Istruzione e allo Sport .

Le prenotazioni si effettuano presso l’ infopoint turistico: cell. 339 2404740/ 339 7658915.

 

 

Itinerario

 Tempo di percorrenza: 2h
 Lunghezza del percorso: 2,5km
 Difficoltà: Media
 Luogo di partenza: Frantoio Oleario Antonio Fazio
 Orario di partenza: 9.00
 Info: palmisano.luisa@live.it
 Telefono: 333 2757764

In questa città trovi

 Produttori di olio: 90%
 Aziende olivicole: 70
 Frantoi: 8
 Eventi dedicati all'olio:

La tavola di Primavera

La Sagra dell’Oliva Termite

Le pettolate di Carnevale


 Ricetta tipica a base di olio EVO:

La purea di fave con cicorie, olive fritte e olio evo.


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