Domenica 29 ottobre 2017
in 119 città dell'olio italiane

Parco Regionale Storico Agricolo dell’Olivo di Venafro (IS)



Il Parco Regionale dell’Olivo di Venafro è la prima area protetta dedicata all’olivo, unica nel suo genere nel Mediterraneo. La sua istituzione intende promuovere e conservare l’olivicoltura tradizionale che a Venafro ebbe fasti e splendori, tanto che i Romani ritenevano l’olio prodotto in loco il più pregiato del mondo antico. Nessun luogo al mondo coltivato ad olivo, infatti, può vantare simili tradizioni e citazioni letterarie. Il Parco è anche occasione di riscatto per un territorio penalizzato negli ultimi decenni dall’incuria e dall’abbandono, a dispetto delle sue qualità paesaggistiche, naturalistiche e storiche. La montagna alle cui falde si adagia Venafro, su uno dei suoi coni detritici, è chiamata Santa Croce. Altra denominazione è quella di Monte Cerino, che origina probabilmente da Hercule Curinus, il cui culto era importante tra i Sanniti. La sagoma irrequieta di questa montagna sembra riprodurre, per chi giunge a Venafro da oriente, lo stesso profilo della città, stante la rocca della croce per il Castello e la Torricella per i campanili del centro storico. Santa Croce è ricca di emergenze storiche, naturalistiche e geologiche. Quelle storiche sono rappresentate da ruderi di antichi insediamenti, quali resti romani e mura “ciclopiche”, nonché dalla memoria viva dell’ultimo conflitto mondiale (sentiero della “montagna spaccata”); quelle geologiche e naturalistiche sono dettate da falesie, affioramenti calcarei e rupi vertiginose che ospitano numerose specie di rapaci, tra i quali il raro Biancone. Il gigantesco sperone calcareo che si erge dal declivio, 200 metri al di sotto della vetta, sulla cui sommità è posta la Croce, è inaccessibile da ogni lato perché delimitato da strapiombi vertiginosi, ad eccezione del lato orientale ove rimangono i resti di mura poligonali sannitiche che regolavano l’accesso alle aree meno scoscese della vetta (Rocca Saturno). Il paesaggio olivicolo, sebbene in parte compromesso, caratterizza le pendici di M.te Corno e S. Croce. Importante è la presenza di cultivar uniche come l’Aurina, varietà autoctona e propria di Venafro, identificabile con l’ antica “Licinia” dei Romani ed altre varietà antiche tra cui la Pallante, l’Olivastro breve, l’Olivastro dritto, la Rotondella, la Rossuola, l’Olivastrello, l’Olivo “maschio”, il Gragnaro, la Lagrimella. Questa elevata biodiversità colturale, indice di valore naturalistico, trovava giustificazione nella maggior versatilità dell’ oliveto agli agenti atmosferici, il che equivaleva ad avere un prodotto sempre costante in quantità, a seconda delle annate e della fruttificazione delle varie specie di ulivo. Ancora oggi è possibile riscontrare terrazzamenti antichissimi, intercalati a resti di impianti rustici di età repubblicana con cisterne a scaglie calcaree e resti di fortificazioni romane che scendono a linea retta dalla Torricella. Senza dubbio nonostante i tanti fattori di degrado che hanno impoverito queste montagne (incendi, urbanizzazione selvaggia) il vallone della Madonna della Libera risulta più interessante dal punto di vista naturalistico, con fitte coltivazioni olivicole che intorno ai quattrocento metri cedono il posto a boschi misti con roverelle di grandi dimensioni. Nel complesso le montagne sulle quali si estende il Parco rappresentano i primi contrafforti mainardici e rivestono una notevole biodiversità. L’avifauna è caratterizzata dalla presenza di numerose specie di rapaci; oltre al già citato Biancone spicca il Falco lanario (nidificante almeno fino a qualche anno addietro) e il Falco pellegrino. Frequente la Poiana. Tra i mammiferi ai margini del Parco ha fatto capolino più volte il Lupo, mentre è da segnalare l’Istrice. La tartaruga Testudo hermanni è ancora presente nel circondario. Oltre l’orizzonte coltivato ad olivo, si riscontrano altri elementi tipici degli arbusteti decidui come il Terebinto, l’Albero di Giuda e l’Olivo rinselvatichito; il Cerro, la Roverella, il Carpino nero e l’Orniello, si riscontrano ad orizzonti superiori. Ai limiti superiori della foresta, poco oltre i 1000 metri, predomina la lecceta associata in maniera peculiare al Faggio, oltre che all’Acero di monte, all’Olmo montano, all’Agrifoglio e al Tasso. Importanti sono le formazioni primeve di roverella di grandi dimensioni, sotto gli affioramenti calcarei di M.te Santa Croce e Monte Corno. Un’approfondita relazione naturalistica sull’area, che è anche Sito di Interesse Comunitario (IT7212171 – MONTE CORNO – MONTE SAMMUCRO), è stata effettuata dalla Società Botanica Italiana.

INFO PERCORSO

L’itinerario parte dalla Cattedrale. Attraverso via Duomo, i partecipanti raggiungeranno oliveti secolari con piante di grandi dimensioni, per poi risalire attraverso i campi terrazzati e raggiungere le Mura Ciclopiche, reperto archeologico italico, poi insediamento romano in epoca sillana. Il percorso poi si snoda fino all’antica mulattiera che raggiunge Conca Casale da Venafro per poi ripiegare e raggiungere il Giardino degli Olivi Patriarchi italiani. Qui si trovano i gemelli di circa 3 anni di età, riprodotti da talea, di grandi olivi italiani, uno per ogni regione, come ad esempio l’olivo millenario di Luras, in Sardegna. Da qui poi i partecipanti attraverso un tragitto a mezza costa su Monte Santa Croce, raggiungeranno il centro di Venafro a cui si accede passando attraverso un’area ricca di olivi secolari e attraverso la “Portella”, uno strettissimo passaggio tra le abitazioni. L’arrivo in Piazza Annunziata sarà caratterizzato dalla presenza di banchi di assaggio, dove sarà possibile degustare l’olio e i prodotti tipici locali. Ad accompagnare i visitatori nel percorso saranno le guide del Parco.

Itinerario

 Tempo di percorrenza: 2h 30m
 Lunghezza del percorso: 3.2km
 Difficoltà: Media
 Luogo di partenza: Cattedrale di Venafro
 Orario di partenza: 10.00
 Info: info@parcodellolivodivenafro.eu
 Telefono: 0865903663 - 3388618979

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